Cari amici lettori, dopo la pubblicazione dell’articolo di inizio anno dedicato alla Certosa di Sélignac, ho ricevuto numerosi messaggi e richieste di informazioni su questo luogo così particolare, dove il silenzio continua a parlare anche in assenza dei monaci. Molti di voi hanno espresso il desiderio di comprendere più da vicino come si viva un ritiro in una certosa “non più attiva” e quale esperienza interiore si possa fare in un contesto tanto unico. Per questo, desidero condividere una testimonianze inviatami da chi ha già vissuto giorni di raccoglimento a Sélignac: parole semplici e sincere che raccontano il modo in cui il silenzio diventa ascolto, la solitudine si trasforma in presenza, e il cuore ritrova la quiete. Troverete inoltre, in fondo all’articolo, i contatti e le informazioni pratiche per chi desidera intraprendere personalmente questa esperienza di ritiro nella Certosa di Sélignac. Sélignac: dove il silenzio diventa incontro «Sono arrivato a Sélignac in un …
La festa della Presentazione del Signore al Tempio – anticamente chiamata Purificazione di Maria o Candelora – mette davanti agli occhi della Chiesa una scena luminosa e silenziosa: l’incontro tra il Bambino Gesù e il vecchio Simeone. In quelle braccia che stringono il Messia promesso, i Padri spirituali hanno sempre visto il simbolo di ogni credente che, guidato dallo Spirito, accoglie la Parola di Dio nella propria vita. È su questa linea che Dom Ludolfo di Sassonia, nella sua “Vita Christi” invita a contemplare Simeone non solo come personaggio evangelico, ma come immagine del credente “obbediente”, capace di pace interiore, di attesa fiduciosa e di desiderio ardente. Chi desidera tenere Cristo tra le proprie mani – come Simeone – deve infatti lasciarsi condurre dallo Spirito, purificare il cuore e trasformarlo in un tempio abitato dal Signore. In questo mistero, la festa diventa non solo memoria liturgica, ma chiamata personale: accogliere Cristo ora, per poterlo abbracciare …
Tra i molti luoghi “minori” che raccontano la presenza certosina sul territorio romano, la grangia di Tor Pignattara, oggi conosciuta come Villa Certosa o Villa La Favorita, è certamente uno dei più affascinanti. Una storia complessa, che intreccia vita rurale, arte sacra, vicende politiche del Risorgimento e l’opera di uno dei pittori più originali dell’Ottocento: Filippo Balbi. Dalle origini alla trasformazione certosina La villa sorge lungo l’antica via Casilina, nel cuore di Tor Pignattara. Nel XVI secolo apparteneva a Giovanni Pietrosanta, che la chiamò La Favorita. Solo nel Settecento, dopo una ricostruzione importante, la proprietà passò ai padri certosini della certosa di Roma, assumendo il nome con cui ancora oggi è ricordata: Villa Certosa. Alla dimora era annessa una vasta area agricola coltivata a vigna, che correva per circa mezzo chilometro lungo via Casilina e arrivava fino al Mandrione. Come tutte le grangie certosine, anche questa aveva una funzione precisa: …
Posted on 8 gennaio 2026 by cartusialover Cari amici ecco per voi un’estratto di un testo del certosino Dom Adamo Scoto, il quale ci guida nell’arte più sottile della vita monastica. La preghiera, cuore pulsante della vita certosina, non è mai un esercizio scontato. È dono e lotta, grazia e vigilanza. In questo testo sobrio e lucidissimo, Dom Adamo Scoto – monaco certosino medievale – ci offre alcune riflessioni preziose su una delle realtà più intime e ardue dell’esperienza spirituale: pregare davvero. Le sue parole, rivolte a chi vive nel silenzio della cella, sanno però parlare anche a noi, pellegrini di oggi, con disarmante attualità. Ci ricorda che non basta pregare, ma occorre diventare persone di preghiera. Che lo Spirito precede ogni nostro sforzo. E che il frutto non sta tanto nei pensieri o nelle emozioni, quanto nella purezza del cuore e nell’unione fedele con Dio. Una lettura che invita non solo a riflettere, ma soprattutto a rientrare in se stessi con umiltà, desiderio …