Il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, ha pubblicato l’11 gennaio un articolo di un certo Luciano Moia sugli adolescenti che “non riescono a riconoscersi nel proprio corpo”. Il testo abbraccia di fatto il quadro concettuale dell’ideologia di genere, adottandone il linguaggio e i presupposti. L’articolo prende spunto da una decisione giudiziaria riguardante un tredicenne, per il quale è stata disposta la rettifica dell’atto di nascita con il riconoscimento del nome elettivo e della “identità di genere”. Pur ammettendo che i dettagli clinici del caso siano in larga parte sconosciuti, Moia utilizza comunque la vicenda per riaprire il dibattito da una posizione già fissata: l’accettazione pratica dell’identità di genere come chiave interpretativa legittima, in linea con il recente linguaggio sinodale sul “riconoscimento e accompagnamento”.