Il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, ha pubblicato l’11 gennaio un articolo di un certo Luciano Moia sugli adolescenti che “non riescono a riconoscersi nel proprio corpo”.
Il testo abbraccia di fatto il quadro concettuale dell’ideologia di genere, adottandone il linguaggio e i presupposti.
L’articolo prende spunto da una decisione giudiziaria riguardante un tredicenne, per il quale è stata disposta la rettifica dell’atto di nascita con il riconoscimento del nome elettivo e della “identità di genere”.
Pur ammettendo che i dettagli clinici del caso siano in larga parte sconosciuti, Moia utilizza comunque la vicenda per riaprire il dibattito da una posizione già fissata: l’accettazione pratica dell’identità di genere come chiave interpretativa legittima, in linea con il recente linguaggio sinodale sul “riconoscimento e accompagnamento”.

avvenire.it

Come si cresce un figlio che non riesce a riconoscersi nel proprio corpo

La questione dell’identità di genere in età adolescenziale interroga famiglie, istituzioni, comunità educative e religiose con una forza che non consente semplificazioni. È un terreno complesso, attraversato da esperienze intime, percorsi clinici, interrogativi etici e giuridici, che richiedono uno sguardo capace di tenere insieme rispetto, ascolto e prudenza. Le parole del documento finale dell’assemblea sinodale della Chiesa italiana, d’altronde, indicano con chiarezza questa direzione: «le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana». È con questo atteggiamento, lontano dalle contrapposizioni ideologiche e attento alla concretezza delle vite, che intendiamo riprendere il dibattito scaturito dalla vicenda del tredicenne transgender …

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articolo ben scritto

Diodoro

Quello di "Avvenire", signora/i?

Diodoro

Luciano Moia - Edizioni San Paolo
Non una lira ad "Avvenire". Consequenzialmente, non una lira alla CEI