02:13
Irapuato

12 Febbraio 2012 - San Bernedetto D' Aniane.
famigliacristiana 12 Febbraio 2012 - San Bernedetto D' Aniane

22.1K
Irapuato shares this

San Benedetto d'Aniane Abate
Festa: 12 febbraio
Maguelonne (Francia), 750 - Cornelimünster (Aquisgrana, Germania), febbraio 821
Il «primo grande padre del monachesimo di stripe germanica», antesignano della riforma cluniacense, era nato come Witiza (Vitizia) nel 750 in una nobile famiglia visigota del Sud francese. Venne mandato a studiare alla corte di Pipino il Breve. Entrò poi nell'esercito di Carlo Magno, combattendo in Italia contro i Longobardi. Qui salvò, a rischio della sua vita, un fratello caduto nel Ticino. Questo fatto lo segnò. Tornò in Francia ed entrò nel monastero di San Sequano, vicino Digione. Ne fu abate, ma i confratelli non sopportavano la sua austerità. Allora lui se ne andò e fondò un suo monastero ad Aniane, presso Montpellier. La comunità fiorì. Morto Carlo Magno, divenne consigliere di Ludovico il Pio. Trascorse gli ultimi anni nell'abbazia di Inden, oggi Cornelimüster, vicino alla residenza imperiale di Aquisgrana, dove morì nell'821. Di lì, nell'817, dettò un esempio di quelle che oggi si chiamano Costituzioni.
Martirologio Romano: A Kornelimünster in Germania, transito di san Benedetto, abate di Aniane, che propagò la regola di san Benedetto, affidò ai monaci le consuetudini da osservare e si adoperò molto per il rinnovamento della liturgia romana.
Nome originario: Vitizia. E’ nato nella potente famiglia di Agilulfo, un nobile di origine visigotica che governa il territorio di Maguelonne, nel Sud della Francia, al tempo dei re franchi Pipino il Breve e poi Carlo Magno. Educato a corte, nel 774 segue l’esercito di Carlo Magno, che viene in Italia per combattere contro i Longobardi; e un giorno rischia anche di affogare nel Ticino, presso Pavia, tentando di salvare un suo fratello caduto nei gorghi del fiume.
Dopo questo fatto, che egli considera prodigioso, Vitizia torna in Francia con un monaco cieco, di nome Vidmaro, e insieme con lui entra nel monastero borgognone di San Sequano (St. Seine), dove prende il nome di Benedetto. Passano cinque anni piuttosto contrastati: gli altri monaci non sopportano la severità della sua vita; e tuttavia, quando muore l’abate in carica, vogliono lui come successore.
Ma Benedetto se ne va: questa gente non gli piace. E rieccolo nel Sud della Francia, ad Aniane, presso Montpellier, dove fonda per conto suo un monastero. Nella Francia dell’epoca ci sono comunità monastiche governate dalla regola di san Benedetto da Norcia, e altre che si ispirano all’irlandese san Colombano; e non mancano poi quelli che si ispirano al monachesimo anacoretico orientale. Benedetto si avvicina dapprima a questi ultimi; ma alla fine non si ritrova nel loro aspro ascetismo individuale e adotta il modello benedettino, che ritiene più in sintonia con i tempi e con la tradizione dell’Occidente. Benedetto è un uomo che agisce come predica.
Detta norme severe ed è lui per primo a osservarle, ancora prima di esigerne l’osservanza dagli altri. Anche se poi si accorge che quelle norme così severe impongono troppa preghiera, a scapito del lavoro. Uno squilibrio di vita che mette in crisi l’economia dei monasteri e anche la loro indipendenza dal potere imperiale.
Benedetto, con la sua volontà e il suo esempio, non giunge a realizzare il sogno di comunità austerissime e libere. Ma mette un freno al rilassamento, con tutti i gravissimi pericoli che comporta; e la sua opera di animazione liturgica sarà poi continuata e sviluppata dal monachesimo di Cluny. La Chiesa ricorda anche il suo contributo di teologo alla difesa della dottrina cristiana contro le teorie degli “adozionisti” diffusesi in Spagna; per questo scopo, Benedetto viaggia, scrive, istruisce vescovi e preti.
Trascorre gli ultimi anni nell’abbazia di Cornelimünster, vicino alla residenza imperiale di Aquisgrana, dove è spesso chiamato per consiglio da Ludovico il Pio. E proprio ad Aquisgrana si conclude la sua vita. Seppellito a Cornelimünster, i suoi resti andranno poi dispersi.
Autore: Domenico Agasso
Un soldato al servizio dell’imperatore Carlo Magno decide di entrare in un convento, abbandonare la pesante armatura per indossare il saio e diventare un monaco. Questa è la storia di un nobile visigoto, nato nel 750 a Maguelonne, nel Sud della Francia, mandato alla corte del re dei Franchi Pipino il Breve perché destinato a una prestigiosa carriera politica e militare. Il suo nome è Vitizia. Lo vediamo al seguito di Carlo Magno, figlio di Pipino il Breve, in Italia, per combattere i Longobardi. Qui un fatto prodigioso convince Vitizia a cambiare completamente vita. Con il fratello rischia di annegare nel fiume Ticino, nei pressi di Pavia. Sopravvivono e Vitizia sente di essere stato salvato da un miracolo di Dio.
Torna in Francia ed entra in un convento cambiando il suo nome in Benedetto. Qui non si trova bene perché desidera rispettare fino in fondo le regole del monachesimo. Si trasferisce in un altro convento per poi tornare nei territori dove è nato, nel Sud della Francia, realizzando un insediamento monastico a Linguadoca, nei pressi di Aniane. Ispirato dalla Regola ora et labora (“prega e lavora”) di San Benedetto da Norcia, l’ex soldato, diventato abate di tutti i monasteri dell’Impero carolingio, nell’817 viene incaricato da Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno, uomo colto, mite e religioso, a riscrivere le regole di tutti i monasteri del regno.
Benedetto d’Aniane orienta tutti i monaci dell’epoca a condurre un’esistenza dedita alla pratica del digiuno, alla preghiera e al lavoro manuale, sia in convento (in cucina o in officina), sia all’esterno (coltivazione dei campi e raccolta dei frutti). Per Benedetto d’Aniane, attraverso il lavoro manuale, poco considerato in passato e riservato alla servitù e agli schiavi, reso, invece, degno di rispetto dal messaggio cristiano, l’uomo può avvicinarsi ancora di più a Dio ed elevarsi umanamente. Benedetto d’Aniane riserva un posto d’onore anche alla musica e al canto che in ogni monastero devono essere praticati. Diventa, poi, consigliere di Ludovico il Pio che costruisce un convento per lui proprio vicino alla sua residenza, nei pressi di Aquisgrana (Germania), dove il monaco, ex soldato, muore nel febbraio 821.
Autore: Mariella Lentini
Fonte:

181
Irapuato

I santi del 12 febbraio
92723 > Sant' Antonio Cauleas Patriarca di Costantinopoli 12 febbraio
91387 > San Benedetto d'Aniane Abate 12 febbraio
90999 > San Benedetto Revelli Vescovo di Albenga 12 febbraio
40550 > San Damiano d'Africa Martire 12 febbraio
91783 > San Damiano di Roma Martire 12 febbraio
99952 > Sant' Elstan (Ælfstan) Abate e vescovo 12 febbraio
99657 > San Ethelwold di Lindisfarne Vescovo 12 febbraio
100916 > Sant' Eulalia di Barcellona Vergine e martire 12 febbraio
92095 > Beato Giorgio Haydock Sacerdote e martire 12 febbraio
95209 > Beato Giovanni Havlík Seminarista vincenziano, martire 27 dicembre (12 febbraio)
92107 > San Goslino (Gozzelino) Abate di S. Solutore 12 febbraio
40640 > San Ludano Pellegrino 12 febbraio
92140 > Santi Martiri di Abitene 12 febbraio
92499 > San Melezio di Antiochia Vescovo 12 febbraio
98144 > San Melezio di Lardos Abate 12 febbraio
99445 > Beato Nicolò Monaco benedettino e cistercense 12 febbraio
92836 > Beata Ombelina Badessa 12 febbraio
91717 > Beato Paolo da Barletta Religioso Agostiniano 12 febbraio
92849 > Beati Tommaso Hemmerford, Giacomo Fenn, Giovanni Nutter e Giovanni Munden Sacerdoti e martiri 12

Irapuato

San Benedetto d'Aniane
12 febbraio
Nome originario: Vitizia. E’ nato nella potente famiglia di Agilulfo, un nobile di origine visigotica che governa il territorio di Maguelonne, nel Sud della Francia, al tempo dei re franchi Pipino il Breve e poi Carlo Magno. Educato a corte, nel 774 segue l’esercito di Carlo Magno, che viene in Italia per combattere contro i Longobardi; e un giorno rischia anche di affogare nel Ticino, presso Pavia, tentando di salvare un suo fratello caduto nei gorghi del fiume.
Dopo questo fatto, che egli considera prodigioso, Vitizia torna in Francia con un monaco cieco, di nome Vidmaro, e insieme con lui entra nel monastero borgognone di San Sequano (St. Seine), dove prende il nome di Benedetto. Passano cinque anni piuttosto contrastati: gli altri monaci non sopportano la severità della sua vita; e tuttavia, quando muore l’abate in carica, vogliono lui come successore.
Ma Benedetto se ne va: questa gente non gli piace. E rieccolo nel Sud della Francia, ad Aniane, presso Montpellier, dove fonda per conto suo un monastero. Nella Francia dell’epoca ci sono comunità monastiche governate dalla regola di san Benedetto da Norcia, e altre che si ispirano all’irlandese san Colombano; e non mancano poi quelli che si ispirano al monachesimo anacoretico orientale. Benedetto si avvicina dapprima a questi ultimi; ma alla fine non si ritrova nel loro aspro ascetismo individuale e adotta il modello benedettino, che ritiene più in sintonia con i tempi e con la tradizione dell’Occidente. Benedetto è un uomo che agisce come predica.
Detta norme severe ed è lui per primo a osservarle, ancora prima di esigerne l’osservanza dagli altri. Anche se poi si accorge che quelle norme così severe impongono troppa preghiera, a scapito del lavoro. Uno squilibrio di vita che mette in crisi l’economia dei monasteri e anche la loro indipendenza dal potere imperiale.
Benedetto, con la sua volontà e il suo esempio, non giunge a realizzare il sogno di comunità austerissime e libere. Ma mette un freno al rilassamento, con tutti i gravissimi pericoli che comporta; e la sua opera di animazione liturgica sarà poi continuata e sviluppata dal monachesimo di Cluny. La Chiesa ricorda anche il suo contributo di teologo alla difesa della dottrina cristiana contro le teorie degli “adozionisti” diffusesi in Spagna; per questo scopo, Benedetto viaggia, scrive, istruisce vescovi e preti.
Trascorre gli ultimi anni nell’abbazia di Cornelimünster, vicino alla residenza imperiale di Aquisgrana, dove è spesso chiamato per consiglio da Ludovico il Pio. E proprio ad Aquisgrana si conclude la sua vita. Seppellito a Cornelimünster, i suoi resti andranno poi dispersi.
Autore: Domenico Agasso